Per i giudici europei tutti i veicoli immatricolati e idonei alla circolazione sono soggetti all’obbligo assicurativo

L’obbligo di assicurare i veicoli di proprietà regolarmente immatricolati e idonei a circolare vale anche se il proprietario non ha più intenzione di porli in circolazione e li parcheggi in un’area privata. La Corte di Giustizia europea (sentenza del 4 settembre 2018 C- 80/17) in seduta plenaria (la Corte si riunisce in grande sezione quando lo richiede uno Stato membro o un’istituzione parte della causa, nonché per trattare cause particolarmente complesse o importanti) ha affermato due rilevanti principi:
1) è obbligatoria la copertura assicurativa del veicolo immatricolato e idoneo a circolare che stazioni su un’area privata, per sola scelta del suo proprietario, che non ha più intenzione di guidarlo;
2) nel caso in cui tale veicolo sia posto in circolazione e causi un incidente il Fondo vittime della strada può agire in regresso anche nei confronti del proprietario del veicolo.
Il caso: la proprietaria di un autoveicolo immatricolato in Portogallo, avendo cessato di guidarlo per problemi di salute, lo aveva parcheggiato nel cortile di casa senza tuttavia avviare le pratiche di ritiro ufficiale dello stesso dalla circolazione e senza stipulare alcuna polizza di responsabilità civile. Il figlio, però, lo poneva in circolazione, senza l’autorizzazione della madre e a sua insaputa, e uscito di strada, provocava il decesso del conducente nonché di altre due persone che si trovavano a bordo del veicolo come passeggeri. Gli aventi causa dei passeggeri del veicolo ottenevano il ristoro per i danni derivanti dall’incidente dal Fondo vittime della strada, che poi conveniva in giudizio la proprietaria per rivalersi nei suoi confronti delle somme sborsate.
La sentenza: sebbene la decisione della Corte sia vincolante per il solo giudice portoghese che l’ha richiesta, il quale potrà disapplicare la norma interna (simile a quella italiana in materia) che contrasta con l’interpretazione data dalla Corte europea al diritto dell’Unione (nel caso di specie contenuto nelle Dir. 72/166/CEE, 84/5/CEE e 2005/14/CE), nel risolvere il caso concreto, avrà delle ripercussioni anche sul sistema italiano (è da supporre, ad esempio, che la decisione possa spingere le compagnie a riscrivere la disciplina della "sospensione" della copertura Rcauto).
Avv. Pasquale Santoro
per SNAchannel

 

Tribunale di Napoli: furto auto, nessun indennizzo se si lasciano le chiavi in prossimità del veicolo

Se siete al mare o in montagna e avete lasciato la seconda vostra vettura in garage, magari con le chiavi nel cruscotto o appese nel box-auto, non dovreste dormire sonni tranquilli. Il Tribunale di Napoli ha, infatti, sentenziato che l’assicurazione non ha l’obbligo del risarcimento per il furto della vettura(ancorché coperta da apposita polizza, ndr) qualora le chiavi si trovino in prossimità del veicolo (sentenza 2459/2018). La sezione IX civile del Tribunale campano era stata chiamata a pronunciarsi in ordine al pagamento (o meno) dell’indennizzo assicurativo da polizza di responsabilità civile. 
La proprietaria di un’auto coperta da assicurazione furto/incendio aveva convenuto in giudizio la compagnia di assicurazione per ottenere il risarcimento a seguito del furto della vettura da parte di ignoti. I ladri avevano forzato il box in cui si trovava il veicolo (ma anche le chiavi, ndr).
I giudici partenopei rilevano che "dalla prospettazione dei fatti resa dall’attrice è emersa una violazione da parte dell’assicurato della condizione prevista dal contratto di polizza che esclude la copertura assicurativa per il furto nel caso in cui il contraente non consegni alla compagnia assicuratrice il set completo di chiavi di accensione, ovvero se il furto è agevolato dalla presenza delle chiavi dell’auto all’interno o in prossimità del veicolo. Tale fattispecie rientra nell’ipotesi di colpa grave dell’assicurato ai sensi dell’art. 1900 Codice Civile, a tenore del quale l’assicuratore risulta esonerato dall’indennizzo ogniqualvolta vi sia la responsabilità del contraente nella determinazione dell’evento".
Luigi Giorgetti per SNACHANNEL.it

 

Cassazione, ordinanza della Corte in materia di segnaletica stradale. Attenzione a dove sono collocati i cartelli che indicano l’autovelox

Importante decisione della Corte di Cassazione in materia di segnaletica (e, di conseguenza, della validità delle eventuali sanzioni amministrative in violazione del Codice della Strada).. La questione sollevata è la seguente: nel caso di un’arteria a doppio senso di circolazione con la presenza di un cartello stradale (posto solo in un senso di marcia) che avvisa gli automobilisti della presenza dell’autovelox, l’indicazione ha valore per le due carreggiate e soltanto per quella sul lato della quale è presente il cartello? 
La risposta viene fornita dalla Cassazione con l’ordinanza n. 17205/17. I segnali stradali, precisa la Corte, operano come un "provvedimento amministrativo espresso" nei confronti di chi, "nella condotta di guida, lo percepisce e, dunque, nel senso della sua marcia". Pertanto, quando il cartello è posto in una sola direzione mentre, nel senso opposto di marcia, non risulta la presenza di alcun segnale simile, il segnale non ha validità in quest’ultimo lato della strada, ma solo nel primo.
Luigi Giorgetti
per SNACHANNEL.IT

 

Attenzione a parcheggiare male l’auto. Nei casi più gravi si rischiano fino a 4 anni di reclusione. Le recenti sentenze della Cassazione

Parcheggiare male può significare commettere il reato penale di violenza privata. Posizionare le ruote anteriori sul marciapiede, sostare in senso contrario a quello di marcia, occupare più di un posto auto nonostante la presenza delle strisce che delimitano l’area di posteggio, sono tutti casi molto frequenti e per i quali si hanno apposite sanzioni previste dal Codice della Strada. Tuttavia, la Corte di Cassazione, in una recente sentenza, ha chiarito che impedire con tali comportamenti il passaggio e costringere l’automobilista a non entrare o a non uscire dal proprio spazio costituisce sempre violenza privata (Art. 610 Codice Penale: "Chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa è punito con la reclusione fino a quattro anni…"). Dunque, chiudere il passaggio con l’auto (es.: ostruire il passaggio per entrare o uscire dal garage) è reato. 
Con un’altra sentenza, sempre di questi giorni, la Cassazione ha inoltre precisato che parcheggiare “stretto” allo sportello del conducente di un’altra macchina, tanto da non consentirgli di aprirlo, costituisce altresì reato (e questo anche quando il proprietario ben potrebbe entrare dal vano passeggero). 
Luigi Giorgetti
per SNACHANNEL.IT